Il famoso film anni ’80 The Goonies iniziava con il ritrovamento di una mappa del tesoro, mentre Jumanji iniziava col ritrovamento di un misterioso gioco da tavolo. Questo perché se vuoi vincere un Saturn Award devi scrivere una bella storia e le migliori storie di avventura inevitabilmente iniziano con qualcosa di prezioso che si era precedentemente perso.

Io questa settimana ho perso un paio di occhiali, dei Persol. Mi è dispiaciuto moltissimo perché avevano un grande valore per me. Questa sera inoltre, mentre scrivevo queste righe, mi sono accorto che mi mancava anche dell’altro. Ricordavo che il cartone che lo conteneva era un classico ondulato da imballaggio, dal colore del cartone grezzo, ma avvolto in un cellophane trasparente. Mesi fa, durante il trasloco, l’ho dato per perso. Poi il flash: era sulla scrivania dello studio, in officina! Guardo l’ora, è mezzanotte. Prendo fiato, mi infilo i jeans, la t-shirt, mi allaccio le scarpe, mi chiudo alle spalle la porta e scendo in strada al buio, camminando verso l’officina. Quando apro il portone e alzo l’interruttore generale delle luci, i neon lampeggiano indecisi illuminando lo spoiler del kart che, rivolto verso l’alto, accenna come un sorriso. È bello avere il kart, è come un cane più o meno: scodinzola anche lui, frequentemente perde dei liquidi, è abbastanza rumoroso e, ovviamente, piuttosto costoso da mantenere (ma questa è un’altra storia). Tornando al nostro pacchetto, lo vedo, è lì sulla scrivania. Riconosco il cartone dal timbro di un centro di smistamento postale del centro Italia. E’ lui. Lo apro e vedo quella faccia stampata in copertina che mi guarda tra i cuffioni antirumore della Lotus, quelli con il marchio della John Player Special. Richiudo il cartone, spengo le luci e mi rimetto in strada al buio, sulla via del ritorno.

“Conoscevo Colin da ben 25 anni, eravamo ottimi amici. È Stato uno dei più brillanti progettisti di questa
epoca. La sua è una grossa perdita per il nostro sport perché aveva dedicato tutta la sua vita alle corse
automobilistiche.”
(Bernie Ecclestone- 16 Dicembre 1982)

Torno a casa e mi metto davanti al computer, riapro il cartone e sfilo l’Autosprint originale del 21 Dicembre 1982, quello che in copertina ha il più grande tecnico che la Formula 1 abbia mai avuto il piacere di incontrare, Colin Chapman. Il titolo del settimanale in grosse lettere bianche recita “Addio Mr. Lotus!”.

Non voglio parlarvi ora dei successi di Colin, del telaio monoscocca, dell’aerodinamica, dell’effetto suolo, della Seven, della Lotus, ci sarebbero molte pagine da scrivere e sicuramente faremo dei focus tecnici e sul personaggio. Quello che desidero fare adesso è diverso. Voglio infatti raccontarvi il lato più segreto di Chapman, il dietro alle quinte. Il lato di cui pochi parlano. Partendo dalla sua scomparsa, ad esempio. Ad oggi la leggenda sulla morte di Colin è ancora viva e si arricchisce di tanto in tanto di piccoli dettagli. In pochi lo sanno, ma il Signor Lotus era molto solo nel gestire il peso del suo successo, fin quando non trovò qualcuno con cui condividerlo: l’imprenditore Americano John DeLorean, quello della macchina del tempo. In realtà la DeLorean, divenuta famosa per il film Back to the Future, era disegnata dall’Italiano Giorgetto Giugiaro, il quale pochi anni prima aveva disegnato anche la Lotus Esprit per conto, appunto, di Chapman. Date le sue incredibili doti telaistiche, Colin venne ingaggiato da DeLorean per creare la DMC-12, ma fu un fallimento. DeLorean vendette meno della metà delle unità preventivate e dichiarò bancarotta. Per di più nel mentre, si fece pizzicare con 100 kg di cocaina e si beccò quindi anche una bella condanna per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Tuttavia al protagonista della nostra storia, Colin Chapman, poco interessava del fiasco della DMC-12 e della droga di DeLorean. Aveva lavorato e pretendeva la sua parcella: 12 milioni di Sterline. L’incasso non tardò ad arrivare. Era normale farsi pagare, non ci sarebbe stato nulla di male. Risultò però che i soldi arrivassero da una azienda Svizzera con sede a Panama e che questi milioni, per puro caso, fossero i fondi degli investitori… Insomma DeLorean era un personaggio poco trasparente a cui dare il proprio IBAN. In tutto questo inizia anche la crisi della Lotus, la casa automobilistica fondata da Colin. I conti sono in rosso da due anni e le banche iniziano a spremere le tasche di Chapman. Finchè sul più bello accadono un po’ di fatti legati tra di loro, tutti contemporaneamente. Il governo Inglese inizia ad indagare insieme all’FBI sul giro dei 12 milioni, la Lotus convoca il consiglio di amministrazione per silurarlo e, come se non bastasse, le voci parlano di dieci anni di galera per frode fiscale con una condanna che sarebbe arrivata entro una decina di giorni. Il 16 Dicembre 1982 Chapman decide perciò di non trascorrere il Natale in cella e muore nella sua dimora di Norwich. Muore beh, forse si suicida, o forse non si fa più trovare. Di certo c’è che i 12 milioni sono scomparsi, il medico che ha firmato il certificato di morte sparisce il giorno dopo la sepoltura e il funerale viene celebrato in un giorno con solo la moglie presente. Nel settore si vocifera che Chapman sia andato in Brasile, per starci per sempre. Semplicemente scappato con la cassa. Il giorno prima della scomparsa era a Parigi e dicono sia tornato a casa, ma dai filmati dell’aeroporto non risulta. Sembra che Chapman non sia mai tornato in Inghilterra. Personalmente non sono un grande complottista, penso che Elvis sia morto e anche Bin Laden, ma in questo caso, non mi viene difficile pensare che non sia andata così. Chapman era un genio, era semplicemente troppo brillante per farsi prendere e passare dieci anni dietro alle sbarre. Avere 54 anni nel 1982 con in tasca un patrimonio superiore ai 12 milioni di Sterline e vivere in Brasile voleva dire far la vita da re ed è semplicemente quello che mi auguro abbia fatto. Non si è portato via tutto, qualcosa ci ha lasciato (oltre al monoscocca, intendo). Un insegnamento forse, una frase sulla sua lapide, da interpretare, ovvio. Fatene tesoro, è il tesoro del genio, quello andato perduto e, infine, ritrovato.

“Crescit sub pondere virtus”
“La virtù cresce sotto le oppressioni”

Luca Cortese | articolo scritto per Ultramobile.tv

Cesano Maderno, 25 aprile 2018.