CHI È:
Luca Cortese è un po’ come un papero mascherato.
Di giorno è responsabile di un ufficio tecnico in un’azienda di ingegneria: un normalissimo impiegato davanti a un monitor, tra disegni, progetti e riunioni. È quando il sole cala, però, che riesce finalmente a trasformarsi e ad abbracciare le sue molteplici passioni. È inoltre protettore della città di Paperopoli.
Tutto inizia molti anni fa. All’inizio era attratto da tutto ciò che fosse meccanico, da qualsiasi cosa avesse un motore. Col tempo, quella curiosità si è trasformata in qualcosa di più profondo e ampio e ha finito per abbracciare tutto ciò che sapesse trasmettere il piacere del movimento.
Auto, moto, biciclette, aerei… e tutto quello che riesce a raccontare una storia attraverso la meccanica.
La velocità lo ha sempre affascinato, ma crescendo, si è piuttosto concentrato sugli oggetti costruiti con intelligenza, quelli che raccontano il carattere di chi li ha progettati e che, con il passare degli anni, finiscono per raccontare anche qualcosa di chi li guida. Negli anni quella curiosità è diventata qualcosa di più concreto. Oggi lo porta a restaurare e collezionare vecchie biciclette Saltafoss®, a passare intere serate in garage dietro a un motore che non vuole saperne di ripartire, oppure a perdere la cognizione del tempo davanti a un go-kart, a una vecchia Volvo o a qualsiasi macchina abbia ancora qualcosa da raccontare.
Ha sempre avuto un debole per le auto inglesi, per le moto costruite senza compromessi e per quei grandi V8 americani che sembrano ignorare qualsiasi concetto di razionalità e di rumore.
Affascinato dagli oggetti progettati con carattere, quelli che non cercano di piacere a tutti, ma finiscono per essere ricordati proprio per questo.
Con gli anni ha capito che ciò che lo emoziona non è la ricerca della prestazione assoluta. È il rapporto che si crea con certe icone.
Un motore che prende vita dopo mesi di lavoro, il rumore metallico di una distribuzione a ingranaggi, l’odore di un’officina, un volante consumato da migliaia di chilometri.
Sono dettagli che, a chi non condivide questa passione, possono sembrare insignificanti. Per lui raccontano storie. Questo spazio nasce per raccogliere anche quelle storie.
Alcune parlano di auto, altre di biciclette, di aerei o di restauri. In fondo, però, raccontano tutte la stessa cosa: il legame che può nascere tra una persona e una macchina costruita con una filosofia e carattere.

COSA FA:
Il motorsport come lancio.
Da oltre quindici anni lavora nel settore dell’ingegneria meccanica, occupandosi di progettazione, sviluppo prodotto e coordinamento tecnico.
Il percorso professionale nel mondo sportivo è iniziato nel 2009, un ambiente che gli ha dato l’opportunità di lavorare tra officine e i tracciati più prestigiosi, partecipando a campionati italiani ed europei e collaborando allo sviluppo e alla preparazione di vetture da competizione.
Le prime esperienze nell’orbita Renault Sport, poi nelle Formula 4, poi Formula 3, poi ancora i rally, le moto e così via.
Negli anni quell’esperienza si è evoluta verso il mondo dell’industria, dove oggi ricopre il ruolo di technical manager. Continua però a portare con sé lo stesso approccio: osservare, progettare, risolvere problemi e cercare il modo migliore per far funzionare davvero un’idea.
I restauri e il mondo Saltafoss®
Dal 2017 circa la sua idea di velocità cambia completamente.
La passione non è più semplicemente andare forte, ma andare forte su mezzi vecchi. Da quel momento iniziano i restauri, e con loro anche l’epoca in cui il garage smette definitivamente di essere un garage e diventa un’officina. Da allora olio, grasso, chiavi inglesi e pezzi smontati conquistano ogni centimetro disponibile. Parcheggiare un’auto, invece, diventa un dettaglio secondario… Dopotutto, come diceva Martin Brody: “ci serve una barca un garage più grosso!”.
Negli anni sono passate molte auto, ma una è rimasta più delle altre. La sua fedele e ormai inseparabile Volvo 245 Polar, compagna di migliaia di chilometri, avventure, viaggi improvvisati, guasti, soddisfazioni e qualche inevitabile bestemmia. Ormai fanno strada insieme da tanti anni e, in un modo o nell’altro, continuano ancora oggi a raccontare storie.
Nel 2020 nasce il progetto Saltafoss®, dedicato al recupero e al restauro delle storiche biciclette dell’omonimo marchio italiano. Quella che era iniziata come una semplice passione si è trasformata negli anni in un punto di riferimento per collezionisti e appassionati. Oggi è restauratore riconosciuto dal marchio, con oltre cinquanta restauri completati e una collezione di esemplari e componenti rari costruita con pazienza, ricerca e un pizzico di ostinazione.
Perché restaurare non significa semplicemente riportare in funzione un oggetto. Significa restituirgli la dignità che aveva quando uscì dalla fabbrica, rispettando il lavoro di chi l’ha progettato e costruito decenni prima. In un’epoca in cui tutto sembra progettato per essere sostituito, riportare in vita un vecchio telaio, un motore o una bicicletta è un modo per ricordare che esistevano oggetti costruiti per durare, riparati anziché buttati e capaci, ancora oggi, di emozionare chi sa fermarsi ad ascoltarli.
Oggi la ricerca continua.
Oggi continua a fare quello che ha sempre fatto: cercare.
Nuovi progetti, nuove esperienze e, soprattutto, nuovi oggetti capaci di emozionarlo.
La bussola rimane l’emozione, ogni restauro, ogni acquisto è spinto dal battere del cuore.
Che sia un vecchio telaio da riportare in vita, un motore traballante, un modellino Tamiya degli anni Ottanta o un raro biplano acrobatico d’epoca, poco cambia.
Ciò che lo affascina è sempre la stessa cosa: il progetto che c’è dietro. Il fascino dei colori metallizzati appena spruzzati, una gomma Superga, conservata perfettamente dopo 50 anni, la lamiera l’acciaio spessa in un mondo di auto di plastica.
Il cervello è rimasto quello del progettista, le mani, con il tempo, hanno imparato il mestiere dell’artigiano. Probabilmente è proprio l’equilibrio tra queste due anime ad aver alimentato ogni passione nata lungo il percorso.
Quando non è al lavoro, è facile trovarlo in ufficio a disegnare o in garage, su una bicicletta, al volante di un’auto costruita quando la meccanica aveva ancora il sopravvento sull’elettronica oppure in volo, qualche migliaio di piedi sopra le vostre teste
Negli anni è cresciuta anche una collezione, che continua a crescere nonostante i ripetuti tentativi di convincersi che “questo sarà l’ultimo”, fatta di oggetti che raccontano la stessa storia: modellismo statico e dinamico, storici Tamiya, Team Associated, aeromodelli acrobatici, automodelli radiocomandati e tutto ciò che rappresenta un piccolo capolavoro di progettazione e ingegno.
Per qualcuno sono semplicemente oggetti.
Per lui sono testimonianze di un modo di progettare che merita di essere conservato.
Ed è probabilmente questo il filo conduttore che lega ogni pagina di questo sito.
Un modo di guardare il mondo attraverso la meccanica.
Queste pagine non nascono con lo scopo di insegnare o convincere qualcuno. Sono semplicemente il taccuino personale di Luca Cortese, dove trovano posto progetti, restauri, appunti di viaggio, riflessioni e tutto ciò che continua ad alimentare una curiosità che, con gli anni, non ha mai smesso di evolversi.
Perché, in fondo, ogni restauro, ogni progetto e ogni ricerca hanno sempre avuto lo stesso obiettivo: rimettere qualcosa in movimento.
Un motore che torna a girare come si deve, una bicicletta che riprende la strada dopo decenni di abbandono in un fienile, un vecchio aeroplano che decolla ancora una volta o un’auto di quarant’anni fa che sa ancora andare di traverso.
Il lavoro in officina non è mai stato il traguardo.
È soltanto il modo più bello per tornare a guidare.